QUEI COMPONIBILI KARTELL FIGLI DELLE SPERIMENTAZIONI DEGLI ANNI ’60 CHE AMIAMO ANCORA

Organici e funzionali, economici e innovativi: tutti i motivi per cui i comodini di Anna Castelli Ferrieri sono passati dalle case ai musei

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componibili Kartell si spiegano partendo dal nome: componibile significa “Che si può unire organicamente con qualcosa o che risulta dall’integrazione di vari elementi” ma anche “mobile che si può comporre con altri in un tutto funzionale”. Il dizionario Sabatini Coletti è spietato quando si tratta di definire una parola. Nell’aggettivo colpisce nel segno con “organicamente”, così come “funzionale” nell’utilizzo come sostantivo. Organicamente e funzionale, vanno al di là delle due singole parole per condurci in un concetto che sta alla base della progettazione e del design. Si, perché se parola icona ha un senso, sicuramente lo si può trovare nei componibili in ABS di Anna Castelli Ferrieri: da quarant’anni simbolo della Kartell e oggetti del desiderio di intere generazioni.giulio-e-anna-castelli-p-16-1541777669

Organicamente e funzionale, le nostre due parole del dizionario qui si possono vedere nella loro tridimensionalità, si possono toccare con mano. No, non è un caso che i comodini Kartell siano fra i mobili più longevi della storia della progettazione della fine degli anni ’60, grazie proprio a quel disegno essenziale che lì rende particolarmente pratici e adattabili. Non solo: sono anche fra i più diffusi, in virtù del loro prezzo accessibile.

Anna Ferrieri, milanese, allieva di Franco Albini alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano ha la possibilità di entrare in contatto con Piero Bottoni ed Ernesto Nathan Rogers. Si laurea nel 1943, fra le prime donne a laurearsi in Architettura, lasciando temporaneamente Milano insieme al marito Giulio Castelli. Dopo il rientro fonda un proprio studio e diventa corrispondente italiana di Architectural Design. Dal 1966 collabora con la Kartell, fondata dal marito per la quale riceve un Compasso d’Oro per la sedia sovrapponibile 4870. Ha progettato la sede dell’Alfa Romeo di Arese e nel 1967 la sede Kartell di Noviglio insieme a Ignazio Gardella, tutt’ora quartier generale dell’azienda e fra i più interessanti esempi di architettura industriale italiana.

Nominati inizialmente solo con una sigla seriale (4966/4967) i Kartell componibili sono sovrapponibili a incastro per creare un sistema elementare e intelligente. Tondi o quadrati, a uno, due o tre ripiani, con o senza rotelle, hanno versioni bianco, nero, rosso e silver. Il mobiletto componibile occupa poco spazio e trova posto in ogni ambiente della casa, dal bagno alla camera da letto, dalla cucina al soggiorno. La flessibilità del Kartell storage unit così come la sua funzionalità, lo rende adatto anche ai luoghi di lavoro.

La semplicità dei comodini rotondi Kartell è figlia della sperimentazione delle materie plastiche e delle produzioni seriali a stampo, un territorio da esplorare nel mondo del design degli anni ‘60. Restano in ogni caso un bell’esempio di lungimiranza progettuale, meritando un posto d’onore nelle collezioni del MoMA di New York e del Centre George Pompidou di Parigi.